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L’INFARTO NON FA PIÙ PAURA

Riduce la mortalità fino al 3-5%
l'angioplastica primaria con stent

Si apre oggi a Milano la 39° edizione del Congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia Interventistica (SICI-GISE) che vede riuniti oltre 2 mila esperti nazionali ed internazionali del settore

16 Ottobre 2018

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Riduce la mortalità fino al 3-5%l'angioplastica primaria con stent

Riflettori puntati nel summit mondiale sulla cardiologia interventistica del SICI-GISE a Milano sulle ultime novità della ricerca e dell'innovazione tecnologica e della sua continua evoluzione nell’ambito delle tecniche interventistiche percutanee mini-invasive, metodiche che hanno rivoluzionato il trattamento delle patologie cardiache, migliorandone in maniera significativa la prognosi. “Grazie all’impegno profuso da GISE nel corso degli anni, l’accessibilità a queste procedure è oggi garantita ampiamente sul territorio nazionale con una gestione dei laboratori di emodinamica H24, che ha permesso di migliorare le performance delle strutture in cui operiamo e di ridurre negli anni la mortalità e le complicanze delle malattie coronariche – afferma il presidente della società scientifica Giuseppe Tarantini - Oggi per la prima volta possiamo affermare che l’angioplastica coronarica con impianto di stent (pPCI), una procedura mininvasiva salvavita ormai entrata nella pratica clinica quotidiana, sta sconfiggendo la mortalità per infarto miocadico acuto”.

Ogni anno in Italia si registrano circa 150 mila sindromi coronariche acute; l'angioplastica primaria, trattamento principale con cui si tratta questa patologia in fase acuta, nel 2017 ha subito un incremento pari al 3,9 per cento per un totale di 36.876 interventi, vale a dire 609 per milione di abitanti. “L’angioplastica primaria ha realmente rivoluzionato la cardiologia perché permette di effettuare contemporaneamente la diagnosi e l’immediato trattamento dell’infarto miocardico acuto, che è la prima causa di morte nei Paesi occidentali – commenta Giovanni Esposito, presidente 39° Congresso GISE – Il primo intervento di angioplastica è stato eseguito in Italia nel 1981 e, da quel momento, l’incremento e la diffusione di questa tecnica sono stati costanti e progressivi”. L’Italia è stata tra i primi Paesi europei ad eseguire l’angioplastica primaria: alcune aree e regioni del nostro Paese rappresentano ad oggi un modello per l’organizzazione della rete per l’infarto, con una riduzione della mortalità che si aggira intorno al 3-5 per cento. "Nell’ambito del progetto 'Stent for Life' promosso dalle Società Europea di Cardiologia (ESC) e di Interventistica Cardiovascolare (EAPCI) – precisa Giuseppe Tarantini – si è riusciti ad assicurare a tutti i pazienti italiani con infarto miocardico acuto pari opportunità di tempestivo accesso alla procedura salva-vita dell’angioplastica primaria, anche attraverso la stesura di decreti regionali, laddove non fossero già presenti, con una conseguente maggiore omogeneità di trattamento a livello nazionale”.

Nelle regioni che hanno aderito al progetto 'Stent for Life' per assicurare a tutti i pazienti con infarto miocardico il rapido accesso all’angioplastica primaria (Piemonte, Veneto, Sicilia, Puglia e Campania), è stato raggiunto un importante obiettivo legato adun incremento del numero di angioplastiche coronariche con impianto di stent che, in alcuni casi, ha registrato una differenza positiva pari al 25,13 per cento rispetto all’anno precedente, come per la regione Campania. Se nell’ambito della cardiologia interventistica coronarica sono stati raggiunti gli obiettivi prefissati relativamente a numero ed accessibilità delle procedure su tutto il territorio nazionale, nella gestione della cardiopatia strutturale per il trattamento delle valvulopatie per via percutanea resta invece rilevante il divario considerevole nel numero di prestazioni effettuate nelle diverse realtà regionali e nell’accessibilità a tali procedure. Con una media di 91,2 interventi di TAVI per milione di abitanti/anno e di 14,1 clip mitraliche per milione di abitanti/anno, con solo il 21 per cento dei Laboratori predisposti per effettuare entrambe le procedure, l’Italia si pone ancora al di sotto del volume procedurale medio in Europa.

“Il trattamento percutaneo della valvola aortica sintomatica (TAVI) ha registrato un aumento delle procedure di TAVI del 20,4 per cento nel 2017 rispetto al 2016, ma con significative disparità territoriali riconducibili all’identificazione non univoca della procedura nelle schede di dimissione ospedaliera, al DRG e all’eterogeneità di rimborso dell’intervento, secondo policy differenti da regione a regione – prosegue Giuseppe Tarantini – Questi aspetti irrisolti pongono il nostro Paese in una situazione di svantaggio rispetto ai sistemi sanitari europei più avanzatie proprio su questi aspetti l’interazione tra clinici e decisori potrà aumentare ed uniformare l’accessibilità alle tecnologie più innovative”. Questo rappresenta uno degli obiettivi del 39° Congresso al fine di trovare una strada in grado di ridurre le difficoltà di accesso alle procedure transcatetere nella cardiopatia strutturale.

L’evoluzione tecnologica, l’esperienza crescente e l’accumularsi di evidenze scientifiche hanno spinto GISE ad aggiornare il proprio Documento di Posizione sui requisiti minimi per ospedali ed operatori che eseguono procedure di impianto transcatetere di protesi valvolare aortica in pazienti con stenosi valvolare severa sintomatica, che definisce gli standard necessari per eseguire procedure TAVI. “A sette anni dalla prima stesura, abbiamo cercato di aggiornare i requisiti strutturali ed i livelli minimi di attività per i centri che effettuano TAVI con l’auspicio di razionalizzare il processo e ridurne anche la dispersione geografica regionale – precisa Giuseppe Tarantini  - L'Heart Team rappresenta il 'nucleo operativo' centrale fondamentale per questa procedura; attraverso la sua interdisciplinarietà, che vede uniti cardiologi interventisti, cardiochirurghi, chirurghi vascolari e anestetisti, assicura un vero lavoro di squadra finalizzato a garantire il miglior standard di cure per il paziente affetto da stenosi valvolare aortica. Inoltre un altro requisito fondamentale è rappresentato da un livello minimo di attività di 3 procedure al mese, vista la correlazione diretta tra volume procedurale e risultati clinici per cui tanto maggiore è il numero di procedure eseguite, tanto minore è il numero di complicanzecon un impatto favorevole sullo stato clinico e funzionale dei pazienti”, conclude Tarantini.

In Italia è possibile stimare che circa il 3,4 per cento della popolazione con più di 75 anni sia affetto da stenosi aortica severa, ossia da un importante restringimento della valvola aortica. Il bacino potenziale di pazienti candidabili a TAVI, cioè alla sostituzione chirurgica della valvola aortica per via transcatetere, è di circa 32 mila individui classificati come inoperabili o ad alto rischio, e circa 15.500 pazienti a rischio intermedio, numeri che confermano come sia necessario lavorare in ambito scientifico ed istituzionale per aumentare in modo significativo le procedure di TAVI, così da rispondere ai bisogni della popolazione su tutto il territorio nazionale. Nell'ambito delle cardiopatie strutturali assume un importate significato il trattamento percutaneo della patologia della valvola mitrale che si configura spesso nell'ambito più complesso dello scompenso cardiocircolatorio, patologia in costante crescita nel nostro paese in relazione all'aumento della vita media e alle plurime patologie presenti nei pazienti di riferimento.

“Nei pazienti ad alto rischio operatorio non responder alla terapia medica tradizionale, la riparazione transcatetere della valvola mitrale si è affermata come una valida alternativa terapeutica, con un miglioramento dei sintomi e della qualità della vita dei pazienti. Tutto questo si riflette sul Servizio sanitario nazionale per una riduzione dei re-ricoveri per scompenso cardiaco – aggiunge Giuseppe Tarantini - Nel 2017 sono state effettuate in Italia circa 900 procedure di mitraclip per il trattamento dell'insufficienza mitralica. Tale procedura si è mantenuta costante in termini di numero assoluto rispetto all’anno precedente, ma per GISE rappresenta un’ulteriore sfida per i prossimi anni. Il nostro obiettivo infatti è quello di definire percorsi di cura appropriati ed omogenei attraverso una attenta analisi dei dati della letteratura, con particolare riguardo ai registri seguiti dalla Società, al fine di indicare la corretta strategia di intervento in modo che i pazienti con indicazione a questotrattamento vengano indirizzati ai centri di riferimento”.

GISE per Genova. Quest’anno la Società Italiana di Cardiologia Interventistica consapevole del difficile momento che stanno attraversando la città di Genova e le Istituzioni locali per fronteggiare la situazione emergenziale a seguito del crollo del ponte Morandi, ha voluto esprimere concretamente la propria solidarietà ad una città molto cara al GISE e che per anni ha ospitato il suo Congresso nazionale, con una donazione di 15 mila euro a favore delle famiglie colpite dalla tragedia. La somma è stata versata direttamente sul conto corrente attivato dal Comune di Genova per l’emergenza abitativa. Inoltre GISE ha già avviato una campagna di sensibilizzazione per proseguire la raccolta fondi durante le giornate del Congresso. “Gise insieme a tutti i suoi associati ha voluto esprimere con un gesto concreto la sua solidarietà alle famiglie coinvolte nei recenti terribili fatti che hanno colpito la città di Genova lo scorso 14 agosto, devolvendo un suo personale contributo e promuovendo ulteriori attività di raccolta fondi nel corso del congresso. La città di Genova, che per molti anni ha ospitato il nostro congresso nazionale, è nel nostro cuore", dichiara Giuseppe Tarantini.

Think Heart. Oggi, giorno di apertura del Congresso, si tiene una sessione congressuale su Think Heart in cui GISE, in qualità di società scientifica di riferimento, intende ribadire (confermando quanto già avvenuto lo scorso 4 maggio a Roma in occasione della terza edizione del Think Heart) la volontà di ricoprire un ruolo attivo e proattivo nel garantire le terapie più appropriate, nel primario interesse dei pazienti e dei cittadini, aventi il diritto di accedere all’innovazione in maniera sicura, appropriata ed equa. Al fine di superare vincoli burocratici, amministrativi e finanziari che ostacolano spesso l’accesso ad una sanità di qualità, GISE intende monitorare il livello di utilizzo in Italia di alcune tecnologie di comprovata efficacia ed evidenziare potenziali azioni in grado di garantire ai pazienti un accesso appropriato e omogeneo agli standard di cura in cardiologia interventistica, attraverso un percorso strategico (una roadmap) con cui promuovere la risoluzione delle barriere precedentemente elencate. Si tratta infatti di terapie che, pur essendo già state introdotte nella pratica clinica, a causa di ostacoli comunque superabili, sono caratterizzate da una inadeguatezza nella diffusione in termini sia di numero di casi trattati rispetto al reale fabbisogno, sia di significative disparità tra le varie aree geografiche del Paese. Il Think Heart rappresenta dunque un’occasione di confronto tra il GISE e le istituzioni sanitarie nazionali e regionali per definire il modo in cui tali attività o proposte potranno essere implementate con l’intento di consentire un reale avanzamento in Italia nel modo di diagnosticare e curare patologie rilevanti, come quelle valvolari, lo scompenso cardiaco o la fibrillazione atriale. (EUGENIA SERMONTI)

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